Ma mi domando come sia possibile nel 2007 in uno stato democratico pensare ad un disegno di legge del genere.
Di leggi cavolate se ne pensano tante, ma quasi sempre perché sono dalla parte di qualche categoria o persona. Con questa legge chi si vorrebbe tutelare o avvantaggiare ?
Sembra che la cosa sia nata dalla pura stupidità del signor Ricardo Franco Levi che io non conosco.
Caro Ricardo, leggendo la tua biografia si vede che sei un giornalista di fama e certamente sai come gira il mondo.
Spero vivamente che tu sia stato pagato da qualcuno (ma da chi ? una associazione di nonne contro la pedopornografia) per proporre una cosa del genere, altrimenti mi spiace ma la cosa è veramente grave, fatti vedere da uno bravo.
A parte le cavolate, a me ha preoccupato molto, che la notizia sia riportata dai quotidiani solo in risposta all’articolo sul blog di Beppe Grillo. Se per accorgersi di una cosa del genere serve il blog di Beppe Grillo il processo democratico in Italia è arrivato veramente in basso.
Spero che google abbia registrato il nostro contributo di link.
C’è poco da dire. Magari queste cose sono famose da tempo, ma io le scopro solo ora. Cercate un poco in rete e troverete di tutto, anche le istruzioni per costruirli.
Primo video, semplicissimo: nasce l’idea.
Qualcosa di più entusiasmante:
Tipico difetto comportamentale da Geek: totale assensa di senso della misura.
Questo non è fatto con i Lego ma il protagonista è troppo convinto per non mandarlo in onda.
Cosa si può agiungere? Grazie Lego per aver formato la classe dirigente e produttiva di oggi. Migliaia di ingegneri in giro per il mondo costruiscono ponti, navicelle spaziali, veicoli industriali, armi e tutto questo lo dobbiamo a Ole Kirk Christiansen.
Il microcredito è un concetto divenuto di moda nel 2006, grazie al Nobel per la pace consegnato a Muhammad Yunus, il padre del microcredito.
In 2 parole Muhammad Yunus ha fondato in Bangladesh una banca per finanziare microprogetti imprenditoriali. Vengono prestate piccole somme a gruppi di persone sotto la soglia della povertà e senza alcuna garanzia. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i tassi di rimborso superano il 98% e la banca di Muhammad Yunus (Grameen Bank) riesce attraverso gli interessi a stipendiare 12.500 persone.
Per approfondire la cosa, potete affidarvi a wikipedia. Questa è un’intervista a Muhammad Yunus:
Tramite il sito web di queste due organizzazioni: GlobalGiving e Kiva è possibile donare somme da far entrare nel circolo del microcredito.
Interessante è la possibilità di scegliere e seguire nel tempo l’attività a cui è destinato il credito. Il restituito poi può essere “reinvestito” in un’altro progetto. Sarebbe stata a mio parere una buona scelta dare degli interessi, anche minimi, a chi presta il denaro (l’utente finale) dato che la natura del progetto non è quella di donare ma di concedere un prestito.
Può dar spunto a molte considerazioni il fatto che questi progetti vengano definiti Microcredito P2P o P2P Charities.
Non mi piace molto accostare in questo modo il termine P2P a Microcredito, soprattutto perchè non è un vero P2P (forse solo Zopa lo è): nessun mendicante del Bangladesh vi presterà denaro.
Però leggendo di alcune proprietà del microcredito (quello originale della Grameen Bank) mi sono saltate in mente analogie con i Sistemi Adattivi Complessi.
Sperando di aver dato uno spunto di riflessione a chi sa di cosa sto parlando, farò un esempio vicino alla realtà per chi si è perso.
Pensiamo ad una rete P2P classica come quelle di file sharing (es. eMule) che può essere considerata un sistema adattivo complesso. Il sistema di microcredito ha alcuni punti in comune con una rete di questo genere.
Prima di tutto “i clienti finanziati sono titolari del 94% del capitale” della Grameen Bank, così come i nodi di eMule formano la rete P2P stessa.
Singolarmente, un povero non da fiducia ad un istituto di credito tradizionale, così come il singolo utente di eMule tende a scaricare il più possibile senza dare nulla in cambio alla comunità.
Il microcredito viene concesso “a piccoli gruppi di richiedenti che sono moralmente impegnati ad aiutarsi l’un l’altro in caso di difficoltà”. Quindi il piccolo gruppo grazie all’impegno morale è più stabile nei pagamenti rispetto al singolo. Questo comportamento nella rete eMule è simulato nell’assegnare una priorità maggiore ai nodi che condividono di più. Al posto di un impegno sociale che crea coesione e mutua assistenza c’è una tecnologia che crea coesione tra chi è più altruista nello scambio.
E da quì si può andare avanti con le analogie non strettamente legate ai sistemi di P2P informatici ma a tutti quei sistemi sociali ed economici che sono terreno di studio della teoria dei sistemi complessi.
Il Microcredito è un’altro esempio di come, da un sistema confuso e poco affidabile, derivino grazie a semplici regole, dei comportamenti emergenti utili.
Le teorie dei sistemi complessi sono la rivoluzione del XXI secolo ? Vanno applicate a scenari prima impensabili ?
Come si potrebbe trasformare ad esempio il sistema di creazione e distribuzione dell’energia (argomento topico del XXI secolo) in un Sistema Adattivo Complesso ?
Ringrazio tutti quelli che hanno avuto la voglia di leggere tutto l’articolo, rimanete sintonizzati per sviluppi e commentate.
Ancora non mi sono fatto un’opinione su questa iniziativa, ma certamente è originale.
E’ veramente strano che Google partecipi a questo genere di cose. Forse qualche pezzo grosso di Google è omosessulale, oppure Google vuole tornare ad essere visto come “non il male”.
Vedremo nelle prossime manifestazioni carri sponsorizzati da Microsoft, Yahoo! o Oracle ?
ha espresso dubbi sulla fattibilità di un mondo che viaggi interamente a biocarburanti
si legge la citazione:
L’espansione delle monoculture sta accellerando la distruzione delle foreste pluviali, accelerando i cambiamenti climatici
Subito mi è venuto alla mente questo: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
La lettera è certamente discutibile e sicuramente inesatta (ma cosa non lo è), ma centra il grande problema ignorato da tutti.
Biocarburanti, eolico, fotovoltaico non sono le soluzioni definitive per risolvere la crisi climatica ed energetica alle porte.
Citando ancora Nova24:
La verità – commenta Robert Schock, direttore degli studi al World Energy Council … – è che non abbiamo la soluzione al problema energetico: solo un bouquet di piccole soluzioni…
Mi sono stancato di leggere (e ascoltare) persone che si sentono Jacques-Yves Cousteau perché hanno installato pannelli fotovoltaici sul tetto e vendono energia all’Enel il doppio di quanto costa sul mercato. Il comportamento è tutt’altro che disdicevole ed anche io lo farei, ma sicuramente il pianeta non sarà salvo soltanto perché qualcuno sfrutta i finanziamenti statali (è per questo che i pannelli al momento si ammortizzano solo in decine di anni) per produrre energia pulita. Quelli che si sfruttano sono i nostri soldi. Non ci sono soldi per tappezzare tutta la penisola di pannelli. Molto meglio sarebbe metterli nella ricerca per rendere il fotovoltaico più competitivo.
Stesso discorso per chi vorrebbe usare ovunque i biocarburanti al posto della benzina. Anche Beppe Grillo (che è contro di default) parla male dei biocarburanti: http://www.beppegrillo.it/2005/05/olio_di_colza_q.html
Riporto quanto si dice nella lettera aperta “linkata” sopra:
Per sostituire il 50% del carburante per autotrazione con bioetanolo, tenendo conto dell’energia netta del suo processo di produzione, sarebbe necessario coltivare a mais 500.000 kmq di territorio, di cui ovviamente non disponiamo.
Badate bene che l’Italia (scogli, vulcani e laghi compresi) ha una superficie di 301.338 km² (fonte Wikipedia).
Forse potremmo costruire una immensa diga sul canale d’Otranto e prosciugare tutto l’Adriatico per coltivarlo a biomasse.
Ma per esperienza posso dire che i bagnini della Romagna farebbero barricare e darebbero alle fiamme chioschi di gelati e piadine.
Quello che voglio far capire è che secondo il mio modestissimo parere è inutile continuare a sottoscrivere protocolli e applaudire a chi costruisce un mulino o installa un pannello fotovoltaico, perché sono gocce in un mare immenso di fame energetica.
Vanno analizzate le cose senza farsi trascinare dalle emozioni e senza pensare che la colpa di tutto è dei produttori di petrolio.
Personalmente credo molto più nel nucleare che nell’eolico o nel fotovoltaico. Ma ancora di più credo ad una diminuzione dei consumi globali.
La diminuzione dei consumi è l’unica strada possibile. Come si può parlare di fonti rinnovabili quando la fame di energia mondiale cresce in maniera spropositata all’offerta, trainata soprattutto dalle economie esplose in questi anni (leggi Cina ed India).
Gente come Beppe Grillo (Balle nucleari) dovrebbe spiegarci come convincerebbe la Cina o l’India ad usare fonti rinnovabili. L’unica alternativa al petrolio per queste nazioni è il nucleare.
Anche se da noi occidente, un giorno (lontano se non si riducono i consumi) tutta l’energia verrà prodotta a partire da fonti rinnovabili, certamente per nazioni con una forte industria emergente la cosa avverrà con molte più difficoltà e in tempi molto più lunghi.
Rischiamo di non esserci più allora.